
Educare al rischio fin dalla prima infanzia attraverso il risky play: benefici del gioco rischioso, diritti dei bambini e strategie educative tra scuola e famiglia.
Cadere, rialzarsi, riprovare: per un bambino può essere gioco, ma anche apprendimento puro. Eppure, oggi, l’infanzia è spesso circondata da regole e paure che riducono lo spazio dell’esplorazione. Nella sua tesi, Sonia porta al centro il risky play, cioè il gioco rischioso, e lo propone come occasione educativa da valorizzare fin dai primi anni. Il tema non riguarda solo qualche “sbucciatura” evitabile, ma un’idea più ampia di crescita: permettere ai bambini di sperimentare in modo sicuro, imparare dai limiti e costruire fiducia. Una prospettiva che chiama in causa scuola, famiglie e diritti, con uno sguardo inclusivo e molto attuale.
Autrice : Sonia Pennacchietti
Università : Università degli studi di Firenze
Facoltà : Studi umanistici e della formazione
Corso di laurea : Scienze dell’Educazione e della Formazione, Prima Infanzia
Titolo tesi : Educare al rischio fin dalla prima infanzia: il contributo del risky play
Descrivi l’argomento della tua tesi
Il risky play, cioè il gioco rischioso, riguarda attività in cui i bambini affrontano rischi fisici, emotivi o sociali, ma dentro un contesto sicuro e controllato. Parlo, ad esempio, di cadute e inciampi, ma anche di frustrazione, stress o piccoli conflitti con altri bambini. Nel mio lavoro lo considero un’opportunità educativa significativa, che può essere promossa con percorsi inclusivi e con una buona comunicazione con i genitori. Inoltre, credo servano programmi scolastici più orientati al rischio benefico, cioè a un rischio che fa crescere e non mette in pericolo.
Perché hai scelto questo tema ?
Ho scelto questo tema perché penso che il gioco sia da sempre un elemento essenziale dell’infanzia. È attraverso l’attività ludica che i bambini esplorano il mondo, creano legami e imparano a conoscere il proprio corpo. Inoltre, il gioco aiuta a sviluppare competenze cognitive ed emotive, spesso più di quanto immaginiamo. Questo argomento, per me, è anche una chiave per porci domande sul nostro modello educativo. E, più in generale, sul rapporto che abbiamo con incertezza e libertà, soprattutto quando si parla di bambini.
Riporta la frase della tua tesi che più ti piace
Questa frase riassume bene il senso che volevo trasmettere, perché collega il gioco a un tema di diritti e responsabilità educative.
“Parlare di Risky Play significa connettersi a un quadro più ampio di diritti fondamentali, interrogandosi su come assicurare ai bambini non solo protezione, ma anche la libertà di sbagliare e di imparare dai propri errori”.
Quale suggerimento daresti a un collega laureando che sta per approcciarsi alla stesura della sua tesi ?
Il mio suggerimento è scegliere un tema che piaccia davvero, perché solo così si riesce ad approfondire con costanza. Direi anche di stare sereni, perché nessuno nasce imparato e scrivere bene è un processo. Durante il percorso ci saranno difficoltà, ed è normale che succeda. Proprio per questo consiglio di non affrontarle da soli, ma di chiedere supporto quando serve. Per me la tesi è anche un esercizio di crescita, responsabilità e autonomia.
Sceglieresti nuovamente il corso di laurea che hai frequentato ?
Sì, sceglierei di nuovo questo corso, perché mi ha dato strumenti utili per capire le dinamiche dell’infanzia. Mi ha aiutata anche a riconoscere il valore del gioco come linguaggio educativo, non come semplice “tempo libero”. Inoltre, mi ha permesso di guardare allo sviluppo infantile da più punti di vista.
Quali sono gli sbocchi lavorativi offerti dal tuo corso di laurea ?
Gli sbocchi principali riguardano il ruolo di educatore o educatrice al nido, nella fascia 0-3 anni. Ci sono anche opportunità come animatore o animatrice socio-educativa, in contesti diversi. Inoltre si può lavorare nelle ludoteche, dove il gioco diventa spazio strutturato di crescita e socialità. In generale, è un percorso che apre a contesti educativi molto concreti, soprattutto nella prima infanzia.
Quale copertina hai scelto per rilegare il tuo lavoro, e perché ?
Ho scelto due sfumature di rosso, l’Incisa Tinta Unita Rosso Cocciniglia e la Setosa Bordeaux Imperiale. Anche se il rosso è molto comune per la laurea, per me è speciale perché è sempre stato il mio colore preferito, fin da bambina.
Se potessi tornare al tuo primo giorno di Università, quale consiglio ti daresti ?
Mi direi di stare più tranquilla e serena, senza paura di sbagliare. Mi direi anche di mettermi in gioco più spesso, senza aspettare di sentirmi “pronta” al cento per cento. Inoltre, affronterei gli ostacoli con più fiducia in me stessa.
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