
Un’analisi sulla solitudine nella società contemporanea e sulle sue forme, tra iperconnessione digitale e isolamento emotivo.
È possibile sentirsi soli anche quando si è sempre connessi? La solitudine nella società contemporanea è un fenomeno sempre più diffuso, ma spesso difficile da riconoscere. Tra relazioni digitali, ritmi veloci e aspettative elevate, il confine tra presenza e distanza diventa sempre più sottile. Nella sua tesi di laurea, Valentina approfondisce proprio questo tema, analizzando le nuove forme di solitudine e il loro impatto sul benessere psicologico.
Storia di Tesi di Valentina
Autrice : VALENTINA LORENZETTI
Università : UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI URBINO CARLO BO
Facoltà : DIPARTIMENTO DI STUDI UMANISTICI
Corso di laurea : SCIENZE E TECNICHE PSICOLOGICHE
Titolo tesi : TRA LE MURA DELLA SOLITUDINE
Descrivi l’argomento della tua tesi
Nella mia tesi analizzo il fenomeno della solitudine da una prospettiva psicologica, osservando come nelle società contemporanee, segnate dall’iperconnessione digitale e da ritmi orientati alla performance, essa possa assumere forme sempre più diffuse e meno visibili. Mi sono concentrata in particolare sulla cosiddetta “solitudine paradossale”, cioè quella sensazione di isolamento emotivo che può emergere anche in presenza di molte relazioni. Ho poi approfondito le conseguenze sul benessere psicologico e le possibili strategie di prevenzione e intervento.
Perché hai scelto questo tema?
Ho scelto questo tema perché negli anni mi sono trovata più volte a riflettere sulla solitudine, anche a partire da esperienze personali. Ho vissuto una forma di solitudine che non dipendeva dall’assenza di persone, ma dalla sensazione di non sentirmi sempre pienamente vista o compresa. Alcuni legami importanti si sono trasformati o sono finiti, lasciando spazio a momenti di vuoto ma anche a nuove possibilità di incontro. Questo mi ha portata a interrogarmi sul significato della solitudine, soprattutto durante l’adolescenza, e sul ruolo fondamentale delle relazioni.
Riporta la frase della tesi che più ti piace
“L’urbanizzazione e l’iperconnessione contemporanea hanno reso possibile essere costantemente circondati da persone e contatti, ma ciò non significa sentirsi realmente connessi: la vicinanza fisica non coincide sempre con la vicinanza emotiva.”
Quale suggerimento daresti a un* collega laureand* che sta per approcciarsi alla stesura della sua tesi?
Il consiglio che darei è di scegliere un argomento che susciti davvero interesse e curiosità, perché la tesi è un percorso lungo che richiede tempo e dedizione. È importante organizzare il lavoro con calma, senza rimandare troppo, e confrontarsi spesso con il relatore. Con costanza e pazienza, passo dopo passo, il lavoro prende forma.
Sceglieresti nuovamente il corso di laurea che hai frequentato?
Sì, lo sceglierei di nuovo, perché mi ha dato strumenti preziosi per comprendere meglio la mente umana e la complessità delle relazioni. È stato un percorso impegnativo, ma profondamente formativo.
Quali sono gli sbocchi lavorativi offerti dal tuo corso di laurea?
Il corso di laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche offre diverse possibilità, sia in ambito pubblico che privato. Si può lavorare nei contesti educativi, sociali o di ricerca, collaborando alla progettazione di interventi psico-educativi e psicosociali. Inoltre, è possibile partecipare ad attività di ricerca e utilizzare strumenti di valutazione psicologica sotto supervisione. Il percorso permette anche di proseguire con la magistrale e accedere all’Albo degli Psicologi.
Quali copertine hai scelto per rilegare il tuo lavoro, e perché?
Ho scelto di stampare tre copie della mia tesi: una per la proclamazione, una per mia madre e una per la mia relatrice. Per la rilegatura ho optato per copertine rigide in tre tonalità — Brillante Glicine, Brillante Bronzo Scuro e Naturale Noce Marrone — tutte con stampa bianco opaco. La mia è quella Noce Marrone, perché mi hanno colpita le venature del legno, eleganti e naturali, e si abbinava perfettamente al vestito scelto per la laurea.
Se potessi tornare al tuo primo giorno di Università, quale consiglio ti daresti, con l’ottica di poi?
Mi direi di vivere questo percorso con più serenità e di avere più fiducia in me stessa. All’inizio tutto sembra difficile, ma ogni esame, ogni fatica e ogni esperienza contribuiscono alla crescita, non solo accademica ma anche personale. Col senno di poi, mi direi di non avere fretta di arrivare alla fine, ma di godermi anche il percorso
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