
Analisi letteraria della fluidità di genere in India: dai poemi epici Mahabharata e Ramayana alle narrazioni contemporanee sulle hijra tra marginalità e identità.
Che cosa raccontano i testi quando una società prova, secolo dopo secolo, a nominare ciò che non rientra nelle categorie “comode”? Nella sua tesi, Giulia ripercorre la fluidità di genere nella letteratura indiana, passando dai grandi poemi epici fino alle opere contemporanee dedicate alle hijra, spesso definite in India come “terzo sesso”. Il cuore del lavoro sta nel mostrare un movimento continuo di aperture e chiusure: momenti di sorprendente tolleranza alternati a fasi di stigmatizzazione, soprattutto dopo l’arrivo del colonialismo britannico e del binarismo di genere. Un percorso che intreccia mito, storia e letteratura, e che aiuta a leggere in modo più consapevole il rapporto tra identità, narrazione e marginalità.
Autrice : Giulia Cicchelli
Università : Università degli Studi di Milano
Facoltà : Lettere
Corso di laurea : Lettere moderne
Titolo tesi : Dal prestigio sacro alla lotta quotidiana: le hijra tra mito e letteratura, marginalità e identità
Descrivi brevemente l’argomento della tua tesi
Il mio elaborato si propone di ripercorrere alcune delle principali tappe letterarie, all’interno della letteratura indiana, concernenti la fluidità di genere.
Parto dall’analisi testuale di due dei più grandi poemi epici indiani, il Mahabharata e il Ramayana, e arrivo poi all’esame di due opere contemporanee focalizzate sulle hijra, individui la cui identità sessuale e di genere risulta labile (in India sono definiti “il terzo sesso”).
Tra queste due parti inserisco una breve sintesi dei periodi intermedi, in particolare quelli della dominazione islamica (Mughal) e inglese in India. Tirando le somme, posso dire che la fluidità di genere, dall’India antica fino al periodo Mughal, viene trattata con un’apertura sorprendente; una tolleranza che si ritrova poi soprattutto nel periodo postcoloniale, dopo l’arrivo degli inglesi in India, fase in cui le hijra sono state stigmatizzate perché non conformi al binarismo di genere.
Perché hai scelto questo tema?
Ho scelto questo argomento per conciliare la contemporaneità — visibile nella rappresentazione delle hijra e, più in generale, nella trattazione della fluidità di genere — con il mio interesse per la letteratura e la mitologia indiana.
In questo modo ho potuto unire due piani che mi appassionano: da un lato i testi “fondativi” (mito ed epica), dall’altro la letteratura contemporanea, che spesso rende ancora più evidente l’impatto sociale di queste narrazioni sulle persone e sulle identità.
La citazione che più mi rappresenta
Questa è la frase che, secondo me, esprime al meglio ciò che ho voluto trasmettere con il mio elaborato:
“[…] la letteratura contemporanea dedicata alle hijra si inscrive in un processo iniziato secoli fa con il Mahabharata e il Ramayana, proseguito con le opere Mughal e i testi dei dominatori britannici, fino ad approdare alla letteratura postcoloniale: un percorso di ambivalenza, di continue aperture e chiusure, di cui le hijra continuano a essere vittime, non solo nella letteratura, ma nella loro stessa vita.”
Ho scelto questo estratto perché chiarisce un’istanza fondamentale: l’atteggiamento nei riguardi della fluidità di genere in India, paese storicamente patriarcale, è ambivalente. Anche quando viene trattata con un’apertura notevole in alcuni periodi storici, la fluidità di genere non è mai accettata completamente.
Il mio suggerimento a chi sta scrivendo la tesi
Il mio consiglio è di affrontare il lavoro serenamente, soprattutto la parte della stesura vera e propria. All’inizio può sembrare di essere bloccati, ma una volta preso il via la strada è tutta in discesa.
Se avete padronanza del vostro argomento, scrivere la tesi sarà un piacere. Ricordate che l’elaborato è qualcosa di vostro, tuttavia fate tesoro anche dei consigli dei relatori: cercano davvero di tirare fuori il meglio per ottenere un risultato ottimale.
Sceglieresti nuovamente il corso di laurea?
Sinceramente? No. Ma non perché non sia valido: a mio parere ne esci culturalmente arricchito. Il punto è che si tratta di una facoltà impostata in maniera molto tradizionale: tanto studio sui libri e tanta teoria, ma poca pratica.
Per carità, non si chiamerebbe Lettere altrimenti. Tuttavia sarebbe bello se l’università (almeno quella che ho frequentato io) proponesse più laboratori e stage obbligatori, oppure più prove d’esame che prevedano elaborati scritti, anziché i tradizionali colloqui orali per verificare le conoscenze acquisite.
Sbocchi lavorativi del corso di laurea
Gli sbocchi sono diversi, ma dipendono anche dal taglio che si decide di dare alla carriera accademica. È una facoltà che non ti impone una professione specifica: cosa farai dopo dipende molto dagli interessi personali.
Nel mio caso, i due campi che sento più vicini sono l’insegnamento e l’editoria, cioè quel mondo in cui ti ritrovi a “giostrarti” tra libri, autori e contenuti.
La copertina che ho scelto per rilegare la tesi
Ho scelto una Similpelle Cuoio Bianco con stampa Rame Metallizzato. È stata una scelta completamente diversa dal mio progetto iniziale (la volevo blu), ma quando ho visto l’anteprima dal sito l’ho trovata di grande finezza ed eleganza.
Probabilmente non è una combinazione di colori che “spicca” subito, però se cercate qualcosa di delicato, consiglio vivamente questa opzione: ha una resa molto pulita e raffinata.
Il consiglio che darei alla me del primo giorno
Se potessi tornare al primo giorno di università, direi a me stessa di non darmi per vinta, di non confrontarmi con gli altri e di non sentirmi meno di nessuno.
Ho passato periodi a sentirmi in colpa e non all’altezza perché vedevo le persone più avanti di me. Ma il tempo è relativo: relativo alla facoltà, al modo di preparare gli esami, al percorso di uno studente e alla persona come individuo. È talmente personale che non può diventare un parametro di giudizio valido per misurare la bravura di qualcuno.
Vorresti saperne di più sull’argomento? Scrivici una mail 🙂
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