Empatia nella Relazione di Cura
MARZIA DELVECCHIO _ Tesi: Empatia nella Relazione di Cura _ Rilegatura: Setosa Rosso Rubino con stampa Oro Metallizzato

Empatia nella relazione di cura con il bambino e la sua famiglia: uno studio tra formazione e pratica clinica.

Nella sua tesi Marzia indaga l’empatia nella relazione di cura tra infermieri pediatrici, bambini assistiti e famiglie. Analizza come la percezione dell’empatia cambia durante il percorso universitario e come la formazione può potenziare questa competenza. L’obiettivo è comprendere il valore di questa abilità, fondamentale in un contesto così delicato come quello pediatrico, e fornire spunti per migliorare l’approccio professionale fin dai primi anni di studio.

Storia di Tesi di Marzia

Autrice: Marzia N. Delvecchio
Università: Università degli Studi di Genova
Facoltà: Infermieristica Pediatrica
Titolo tesi: L’empatia nella relazione di cura: il punto di vista degli studenti infermieri pediatrici dell’Università degli Studi di Genova


Qual è l’argomento della tua tesi?

La mia tesi è uno studio quali-quantitativo volto a valutare, con due raccolte dati successive, il cambiamento della percezione che gli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica Pediatrica hanno dell’empatia nella relazione di cura. Ho analizzato come questa abilità venga percepita e sviluppata durante la formazione universitaria, verificando se e in che modo si modifichi nel tempo. L’attenzione è rivolta alla relazione con il bambino assistito e la sua famiglia, con un focus sull’educazione all’empatia come parte integrante del percorso formativo.


Perché hai scelto questo tema?

Ho scelto questo argomento perché l’empatia è una competenza essenziale per un infermiere pediatrico. Non è solo una dote personale, ma una capacità che si può sviluppare, misurare e rafforzare con la giusta formazione. Credo sia fondamentale che, già dall’inizio del percorso di studi, lo studente impari a conoscere e coltivare la propria empatia nella relazione di cura.


La citazione preferita dalla tua tesi

“Quando curi una malattia puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona vinci sempre.” — Patch Adams

Questa frase racchiude l’essenza del mio lavoro: l’empatia nella relazione di cura è ciò che rende la professione infermieristica realmente efficace, soprattutto in contesti fragili come quello pediatrico.


Quale suggerimento daresti a chi deve scrivere la tesi?

Inizia da qualche parte, non necessariamente dal primo capitolo. Io, ad esempio, ho cominciato dal terzo. Così si evita la sindrome del foglio bianco.
Scrivi subito la bibliografia o salva ogni fonte che consulti: anche il dettaglio che oggi sembra inutile potrebbe rivelarsi prezioso alla fine.
Se ti blocchi, cambia approccio: apri un nuovo file, scrivi in modo libero rispondendo a domande guida e solo dopo metti in “bella copia”.
Infine, scegli un relatore che non sia solo preparato, ma anche disponibile e umano: avere un sostegno nei momenti di difficoltà fa la differenza.


Sceglieresti nuovamente il corso di laurea?

Lo risceglierei altre cento volte, nonostante le difficoltà. Questo percorso mi ha permesso di trovare il mio posto nel mondo, realizzare un sogno e svolgere un lavoro che amo. Certo, una retribuzione migliore sarebbe auspicabile, ma la soddisfazione di fare ciò che mi rende felice non ha prezzo.


Quali sono gli sbocchi lavorativi del tuo corso?

Il Corso di Laurea in Infermieristica Pediatrica abilita alla professione con assistiti da 0 a 18 anni. Si può lavorare:

  • in ospedali pubblici o privati

  • in libera professione con partita IVA

  • nelle ASL, scuole e comunità

  • in ricerca infermieristica pediatrica


Quale copertina hai scelto per la tua tesi?

Ho scelto una Setosa Rosso Rubino con stampa Oro Metallizzato. Il colore era obbligatorio per l’università, ma anche il mio preferito. La scelta finale è arrivata dopo molte indecisioni: tra setosa e velluto ha vinto la setosa, elegante e luminosa, perfetta per raccontare la mia gioia in quel giorno speciale.


Se potessi tornare al primo giorno di Università…

Mi direi di non bocciarmi da sola. Spesso ci lasciamo condizionare dalle opinioni degli altri su un esame o un docente, rimandando per paura. In realtà ogni percorso è unico: solo provando si scopre se una difficoltà è davvero insormontabile o se era solo un ostacolo ingigantito dalla paura.

Vorresti saperne di più sull'argomento? Scrivici una mail 🙂

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