Se sentiamo parlare di mancanza di integrazione tra coscienza, pensieri, identità, memoria, percezione e controllo motorio, allora stiamo sentendo parlare di disturbi dissociativi.
I soggetti che ne soffrono, utilizzano la dissociazione come meccanismo di difesa, in maniera patologica e involontaria.
Giulia ha deciso di affrontare il tema dei disturbi dissociativi nella sua tesi, con l’obiettivo di sensibilizzare all’argomento e di aiutare le persone che ne soffrono o ne hanno sofferto.
Autore: Giulia Barlocchetti
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Facoltà di Lettre e Filosofia – Corso di Laurea in Linguaggio dei Media
Titolo: Dissociazione dalla realtà
Di che cosa tratta la tua tesi?
La mia tesi affronta quelli che vengono chiamati “disturbi dissociativi”.
Ho iniziato spiegando cosa sono, come si manifestano e le cause che portano giovani e adulti a soffrire di questo problema, analizzando alla fine come, e se, è possibile uscire da questo tunnel.
Ho raccontato del fenomeno Hikikomori, smontando qualsiasi teoria che imputi la colpa dell’isolamento sociale ai nuovi media o mezzi di comunicazione, tra cui il metaverso.
Nel capitolo finale ho voluto raccontare varie testimonianze di ragazzi e adulti che soffrono o hanno sofferto di questi disturbi. L’obiettivo era la sensibilizzazione del tema, aiutando chi ne soffre o ne ha sofferto a sentirsi meno solo.
Perché hai voluto toccare questo argomento, che conclusioni hai tratto?
La scelta di questo argomento è stata puramente istintiva.
E’ un argomento diverso dagli altri e che meriterebbe più attenzione da parte di tutti.
E’ un tema attuale di cui sentiremo parlare sempre più.
Quale consiglio daresti a un collega laureando per preparare la sua tesi?
Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di lasciarsi guidare dal proprio istinto e scegliere un argomento che davvero interessi, senza farsi condizionare da nessuno.
Consiglio poi di scegliere il professore/relatore giusto, che possa capire al meglio il tema.
Infine, consiglio di prendersi il tempo e la tranquillità necessari per scrivere al meglio la tesi.
Il tempo di scrittura è soggettivo, ma bisogna ricordare che le cose fatte bene richiedono tempo.
Che rilegatura hai scelto per la tua tesi e perché?
Per la mia tesi ho scelto una rilegatura rigida similpelle cuoio bianca con scritte color rame metallizzato.
La scelta è stata dettata dalla voglia di una rilegatura classica, non troppo elaborata, ma comunque particolare.
Inoltre, il bianco è stato anche il colore del vestito che ho indossato per il giorno della discussione e le scritte rame si sono rivelate molto leggibili e perfettamente in linea con l’outfit.
Sceglieresti di nuovo il corso di laurea che hai frequentato?
E’ una domanda difficile a cui rispondere. Arrivata alla fine posso sicuramente affermare che non mi pento della scelta.
Il corso è stato molto interessante. Durante il secondo anno ho dovuto scegliere il percorso di specializzazione, optando per un approfondimento del ramo pubblicitario.
Orientandomi al futuro, ho pensato che potesse offrirmi più sbocchi lavorativi.
Riguardo al mio attuale lavoro, il mio percorso di studi si è rivelato molto utile, se non essenziale.
Se potessi tornare al tuo primo giorno di università, quale consiglio daresti al te stess* dell’epoca?
Alla me stessa dell’epoca sicuramente direi di prendersi il suo tempo, di non farsi condizionare dai voti o dai risultati dei colleghi e di concentrarsi solo su stessa. Le direi che tutte le persone che incontrerà in questo percorso, nel bene o nel male, le insegneranno qualcosa di utile per il futuro. Infine, le direi di non pensare neanche un secondo di mollare perché il finale sarà spettacolare.
Se ti è piaciuta questa Storia di Tesi, leggi anche la Storia di Gianmarco che affronta il disturbo topografico dell’orientamento.











