
Studio clinico-quantitativo sul legame tra dissociazione, tratti psicopatici e fenotipi narcisistici.
Che cosa succede quando mettiamo in dialogo due “mondi” psicologici che, di solito, vengono analizzati separatamente? Nella sua tesi, Sofia approfondisce la relazione tra dissociazione e psicopatia, utilizzando un modello specifico di valutazione (CAPP-SR). L’obiettivo è capire se e come alcuni tratti psicopatici possano collegarsi a esperienze dissociative, aprendo uno sguardo più ampio sulla complessità della mente umana. Un tema affascinante, delicato e attuale, che invita a osservare con più attenzione ciò che spesso resta “in ombra”.
Autrice: Sofia Angelo
Università: Università Vita Salute San Raffaele
Facoltà: Psicologia
Corso di laurea: Psicologia Clinica
Titolo tesi: Continuità e discontinuità tra fenotipi narcisistici e dimensioni della psicopatia: Le relazioni tra dissociazione e caratteristiche psicopatiche.
Di cosa parla la mia tesi su dissociazione e psicopatia
La mia tesi indaga il legame tra dissociazione e tratti psicopatici, analizzandoli attraverso il modello CAPP-SR. Ho voluto esplorare come questi due mondi psicologici, spesso studiati separatamente, possano incontrarsi e raccontare qualcosa di nuovo sulla complessità della mente umana.
Per me è stato importante provare a tenere insieme due dimensioni che, a prima vista, sembrano lontane: da una parte la dissociazione, che può coinvolgere il senso del tempo, del corpo e dell’identità; dall’altra alcune caratteristiche psicopatiche, che spesso vengono interpretate come “maschere” o modalità specifiche di funzionamento emotivo e relazionale. Metterle in dialogo mi ha aiutata a guardare più a fondo e con più sfumature.
Perché ho scelto questo tema
Ho scelto questo tema perché la mente, per me, è un territorio affascinante… e anche un po’ misterioso. La dissociazione e la psicopatia sono due fenomeni che mi incuriosiscono da sempre: uno parla di frammenti, l’altro di maschere.
L’idea di metterli in relazione è stata come accendere una luce in una stanza mai esplorata. Volevo capire se, osservandoli insieme, potessi cogliere connessioni nuove e, soprattutto, raccontare qualcosa in più su quanto sia complesso (e umano) il nostro modo di funzionare.
La citazione che sento più mia
Dentro la mia tesi c’è una frase a cui sono molto legata, perché riassume l’intenzione con cui ho scritto ogni pagina: ascoltare prima di giudicare, vedere prima di semplificare.
“Per chi ha perso il senso del tempo, del corpo, dell’identità.
Per chi si è sentito estraneo a se stesso.
Questo mio lavoro è un tentativo di ascolto,
un modo per dire: ti vedo.”
Il mio consiglio a chi sta scrivendo la tesi
Se posso dare un consiglio, è questo: non scegliere l’argomento “più facile”, scegli un argomento che ti interessa davvero. Quando il tema ti appassiona, lo senti: ti viene voglia di approfondire e reggi molto meglio anche i momenti in cui tutto sembra lento o complicato.
Inoltre, pianifica bene il lavoro e prova a rispettare le scadenze. Una buona organizzazione riduce lo stress e ti permette di mantenere la qualità senza arrivare all’ultimo in affanno.
Sceglierei di nuovo Psicologia Clinica?
Sì, e senza esitazioni. Questo percorso mi ha insegnato che la psicologia non è solo teoria: è uno sguardo diverso sul mondo e sulle persone, compresa me stessa.
Studiare Psicologia Clinica mi ha dato strumenti, ma anche domande migliori. E mi ha aiutata a capire quanto conti l’attenzione per le sfumature, soprattutto quando si parla di esperienze interiori complesse.
Sbocchi lavorativi: dove mi vedo dopo la laurea
Gli sbocchi sono tanti: dalla clinica alle organizzazioni, dalla scuola alla ricerca. Io, però, sento che la strada giusta per me porta verso la psicoterapia individuale.
È un ambito in cui la storia di una persona diventa il centro del lavoro. E dove il tempo, l’ascolto e la relazione contano quanto (se non più di) qualsiasi tecnica.
La copertina che ho scelto per la rilegatura
Per la mia tesi ho scelto una Similpelle Cuoio Bianca con stampa Rame Metallizzato. È un colore che per me trasmette trasparenza, essenzialità e chiarezza. Mi piaceva l’idea di qualcosa di pulito, lineare, che lasciasse parlare il contenuto senza “rumore” intorno.
Cosa direi alla me del primo giorno di università
Alla Sofia del primo giorno direi di non pretendere la perfezione subito. Le direi di fidarsi del processo, di lasciarsi sorprendere e di imparare a dire “non lo so” quando serve.
Le direi anche di chiedere aiuto senza sentirsi in difetto, e di ricordare che ogni esame è solo un passo di un viaggio molto più grande. Perché lo è davvero.
Vorresti saperne di più sull’argomento? Scrivici una mail 🙂 Leggi altre Storie di Tesi.










