
Analisi criminologico-forense del Caso Alessia Pifferi, tra perizie, interrogatori e valutazione della capacità di intendere e di volere al momento del fatto.
Quando un fatto di cronaca arriva in aula, la domanda non è solo “che cosa è successo”. Spesso diventa anche “come leggerlo”, e con quali strumenti. Nella sua tesi, Giulia affronta il Caso di Alessia Pifferi con un taglio criminologico e forense. Il lavoro si concentra sulla capacità di intendere e di volere al momento del fatto, usando ciò che emerge da perizie e interrogatori. Ne nasce un’analisi che prova a mettere ordine tra comportamenti, ricostruzioni e valutazioni tecniche, senza semplificare un caso che ha colpito moltissime persone.
Autrice: Giulia Bruschi
Università: Istituto di Scienze Forensi
Corso di laurea: Criminologia Investigativa e Forense
Titolo Tesi: Il Caso di Alessia Pifferi
Descrivi l’argomento della tua tesi
La mia tesi riguardava il caso di Alessia Pifferi, la madre che, a luglio 2022, avrebbe lasciato a casa da sola la figlia Diana per sei giorni. Il mio obiettivo era capire se Alessia fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto. Per farlo, ho analizzato ciò che era emerso dalle perizie e ho osservato il suo comportamento durante gli interrogatori.
Perché hai scelto questo tema?
Ho scelto questo caso perché la storia mi ha colpita molto, fin da subito. Poi ho visto la puntata di Un giorno in pretura dedicata al caso, e mi ha colpito il suo atteggiamento in aula. Proprio per questo volevo analizzarlo meglio, per capire il perché di quel comportamento. Volevo anche capire che cosa potesse essere “scattato” nella sua mente, quando ha deciso di abbandonare la figlia.
Riporta la frase della tua tesi che più ti piace
In questo caso non ho una frase preferita, perché è un’analisi di cronaca e ogni dettaglio serve a comprendere. Per me, non c’è una frase più importante delle altre, perché ogni parola contribuisce alla ricostruzione.
Quale suggerimento daresti a un collega laureando?
Gli direi che è normale andare nel pallone, soprattutto all’inizio della stesura di un capitolo. Il consiglio è scrivere appena si ha un’idea, anche se viene male. Dalla mia esperienza, più scrivi e più capisci come strutturare davvero quel pezzo. Inoltre, puoi sempre tornare sopra e aggiustare tutto con calma.
Sceglieresti nuovamente il corso di laurea?
Sì, lo sceglierei di nuovo, ma con una consapevolezza diversa. Oggi so meglio cosa aspettarmi e come orientarmi tra teoria, casi e strumenti di analisi. E questo, secondo me, fa la differenza quando vuoi dare un senso al percorso.
Quali sono gli sbocchi lavorativi offerti dal tuo corso di laurea?
Gli sbocchi che vedo sono diversi e molto concreti nel settore. Si può lavorare come collaboratore negli istituti di investigazione e come consulente tecnico di parte per le indagini difensive. Inoltre, c’è la possibilità di inserirsi come specialista negli uffici ispettorato e della sicurezza. Dipende molto da che direzione vuoi dare alle competenze che acquisisci.
Quale copertina hai scelto per rilegare il tuo lavoro, e perché?
Ho scelto una Similpelle Cuoio Blu con stampa Oro Metallizzato, perché mi è stata richiesta dall’università. È stata quindi una scelta guidata, più che estetica.
Se potessi tornare al tuo primo giorno di Università, quale consiglio ti daresti?
Il consiglio che mi darei è di mettercela tutta, senza dubitare troppo di me stessa. Mi direi che ho le capacità per affrontare questo percorso e portarlo fino in fondo. E mi ricorderei di non farmi frenare dall’ansia, soprattutto nei momenti più intensi.
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