Sitografia tesi di laurea

Sempre sia lodato Internet! Preziosissimo alleato nella vita tutti i giorni e patrono dei tesisti di tutto il mondo. Infatti, se fino a qualche anno fa utilizzare fonti online per la tesi sembrava un sacrilegio, oggi la sitografia è parte fondamentale delle tesi di tutto il globo.

Una piccola premessa sulle fonti online

Internet è un mondo meraviglioso, democratico e sconfinato. Ma proprio per questa ragione è assolutamente necessario verificare la veridicità delle fonti trovate online che si vuole citare.

Questo non sminuisce assolutamente opere e contributi accademici pubblicati in formato digitale, ma è necessario assicurarsi che le fonti siano autorevoli. Per farla breve, soprattutto nel caso di temi di attualità: occhio alle fake news!

sitografia - attenzione alle fake news

Sitografia: cosa inserire e dove posizionarla

La sitografia è quella sezione di bibliografia che non rientra nelle opere stampate. Sono le fonti online, reperibili solamente in formato digitale: siti web, riviste online, blog.

Dove va inserita la sitografia?

Subito dopo la bibliografia, creando un elenco a parte, in una nuova pagina. Se non sono presenti molte fonti di questo tipo, potete anche pensare di inserire la sitografia nella stessa pagina della bibliografia. Come sempre vi invitiamo a chiedere conferma al relatore.

Cosa inserire?

In sitografia vanno inseriti tutti i contributi presenti online che vengono citati nella tesi.

Per quanto riguarda gli elementi da indicare, vi consigliamo innanzitutto di verificare se la vostra Università fornisce istruzioni. Ma in linea generale, dovreste inserire:

Cognome N. dell’autore, Titolo dell’articolo o della pagina web, in “Nome del sito”, data dell’ultima modifica dell’articolo o di pubblicazione (se indicato), url, data in cui avete consultato per l’ultima volta l’articolo.

Questa ultima data è importante perché può capitare che un articolo venga rimosso dal web. Inserendola state “dichiarando” che è esistito almeno fino a quel giorno.

Molti articoli di riviste digitali possiedono il DOI: Digital Object Identification. Il DOI è un parametro che serve a identificare in modo permanente un “oggetto” digitale.

È un numero come “10.1177/1741659020917434” che preceduto da http://dx.doi.org/ permette di aprire il documento nel browser. Se presente, è necessario inserirlo, altrimenti indicate l’url.

Esempio di contributo citato in sitografia:

Dal Monte A., Morosi S., Il piccolo Matteo inventa la parola «petaloso» e la Crusca risponde, in “Corriere della Sera”, ultima modifica 11/12/2016, https://www.corriere.it/scuola/16_febbraio_24/ferrara-copparo-piccolo-matteo-inventa-parola-petaloso-accademia-crusca-risponde-7296e148-dac9-11e5-956c-6f7e55711737.shtml, ultimo accesso il 05/10/2023.

Esempio di fonte con DOI:

Hayward K. J. e Maas M. M.,  Artificial intelligence and crime: A primer for criminologists, in “Sage Journals”, 30/06/2020, DOI: 10.1177/1741659020917434, ultimo accesso il 05/10/2023.

Un consiglio di stile

Vi consigliamo di eliminare il collegamento ipertestuale dai link che inserirete. Oppure potreste pensare di eliminare la sottolineatura del testo e il colore azzurro del link.

In questo modo la sitografia resterà elegante e ordinata nella tesi stampata, mantenendo disponibili i link inseriti nel PDF.


Tenere traccia delle fonti bibliografiche sembra una Mission Impossible? Ecco una lista di software utili per farlo al meglio: a questo link.

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